PREMIO INTERNAZIONALE CARTAGINE

Introduzione

CULTURA – PONTE VIRTUALE NEL MEDITERRANEO

di Maria Teresa Prestigiacomo

(Tratto dalla Presentazione della Prima Edizione del Premio Internazionale Cartagine – Sousse Tunisia 2001)

Quando la visione della montagna dal cuore di fuoco e dalla pelle nera, l’Etna, si sbriciola agli occhi dei pescatori di Sicilia, quello è il momento in cui i saggi conoscitori delle insidie del mare sanno di trovarsi in quelle critiche dodici miglia d’acque territoriali, sanno, cioè, di trovarsi quasi in territorio africano.

Così la gran madre “terra e fuoco” li invita a fare ritorno a casa, nelle sue calde braccia.

Così vicina a noi è l’Africa ed in particolare la Tunisia: a gomito a gomito, con le spiagge flagellate di scirocco di Sciacca o di Marina di Ragusa con quelle abbacinate di sole di Bizerte o di Hammamet; le stesse sono le fini sabbie dorate del deserto che lambiscono le loro coste; uguali i ciondolanti profili dell’altezzose palme che scandiscono un tempo diverso da quello del resto del mondo: il tempo africano, arabo e siciliano.

Creare un ponte virtuale, un abbraccio nell’azzurrità del cuore antico del Mediterraneo (culla di Fenici, Greci, Arabi, Romani) che sia memoria storica, pietra miliare per gli anni che seguiranno: questo è il disegno che riporta, amichevolmente, ad aprirci ai nostri vicini dell’Africa del Nord, in particolare della Tunisia, con i quali abbiamo diviso storie di guerra, di conquiste romane, ma anche di pace e di sviluppo economico.

Questo è, pertanto, il fil rouge che anima il “Premio Cartagine”, prestigioso riconoscimento destinato a coloro che hanno contribuito, in Italia ed all’estero, allo sviluppo della cultura in diversi settori. “Premio Cartagine” affinché alle rovine di Carthago, alle Terme di Antonio, a quella che è l’archeologia della storia, possa affiancarsi la memoria storica di una rosa di illustri personaggi, non più distintesi, come avvenne sotto l’Impero Romano, con le armi, ma per quelle gesta di intellettuali, pacifici “eroi”, semmai di un arcipelago da difendere: quello della cultura, con le sue isole, con il ritrovato sentimento della poesia, la commozione della musica, l’emozione di un dipinto, il brivido sulla pelle di un’incisiva parola sulla carta stampata.

Al grido “Carthago delenda est” opponiamo l’urlo sommesso di un sogno: quello di veder rivivere questa città, rigenerata nel segno dell’arte, dell’elaborato pensiero, della scienza.

Tra miti e leggende di “Colapesce” e di “Fata Morgana”, auspichiamo che si possano creare ulteriori occasioni di crescita per l’area del Mediterraneo, rafforzando la tutela delle proprie identità socio culturali in vista di una cultura quale unico ed indispensabile propulsore di sviluppo.